Stiamo Preparando gli inchiostri ... Attendi..

Una proposta… indecente?

Dopo la Befana, come ogni anno, le ragazze si sono riviste tutte insieme.
Non per un compleanno.
Non per una scusa ufficiale.
Ma perché dopo Natale, dopo il caos, dopo i brindisi e le abbuffate,
c’è sempre bisogno di rimettere insieme i pezzi.
E chi meglio di Debora, Marika e Rebecca per farlo?

Io sono arrivata qualche giorno dopo.
Reduce dalla mia pausa invernale che, per una volta, non mi ha vista scappare lontano.

Quest’anno ho scelto di restare in Sardegna.
Capodanno ad Alghero: piazza piena, musica sparata a volume illegale e Gabry Ponte che faceva ballare con Tutta l’Italia come se fosse l’unica cosa sensata da fare allo scoccare della mezzanotte.
Io e Federico in mezzo a ventimila persone, a saltare, ridere, perdere il senso del tempo.
Federico che ballava come se fosse tornato a Ibiza nel 2003.
Io che pensavo: ok, il 2026 può iniziare anche così.

Poi, il cambio netto.
Silenzio.
Boschi.
Montagna.

Giorni interi immersa nella natura del Gennargentu, tra sentieri, aria fredda nei polmoni e alberi veri — quelli che non chiedono nulla, non giudicano e ti rimettono in asse senza parlare.
Avevo bisogno di quello.
Di recuperare tutto il tempo passato al chiuso, in negozio, durante il mese di Natale.
Tra ordini, luci accese fino a tardi, sabati e domeniche inclusi.

Unico neo?
La neve.
Non vista.
Nemmeno un fiocco.
Tradita anche quest’anno.


Le altre, invece

Le altre ragazze non avevano ferie invernali, ma questo non significa che siano rimaste ferme.
Hanno partecipato a maratone di portate che farebbero impallidire un matrimonio reale.

Natale in famiglia, come si deve.
Capodanno con il cenone.
Quello vero.
Quello stile Debora–Marika–Rebecca.

Per capirci:

  • Debora con il menù pianificato come un evento istituzionale,

  • Marika che dice “porto solo una cosina” e arriva con cibo per un battaglione,

  • Rebecca che compare con una bottiglia misteriosa e dice: fidatevi.

Zero montagna.
Zero trekking.
Ma tanta tavola, risate e divano, che è un altro tipo di viaggio.


Lo zaino (che non era lì per caso)

A un certo punto, mentre raccontavo,
ho fatto quello che faccio sempre quando ho un’idea che potrebbe cambiare il corso della serata.

Ho aperto il mio zaino.

Dentro c’era un album fotografico profumato di stampa fresca.
Cento foto.
Il mio diario di viaggio delle vacanze invernali, finalmente fuori dalla chat “Le Ragazze” e dentro la carta.
Non uno qualsiasi.
Uno pieno.
Di quelli che, quando li tiri fuori, tutti smettono di parlare.

Avevo approfittato della promo della settimana da INK:
100 foto stampate…
e poster 30×45 in omaggio.

Le foto erano:

  • mie e di Federico in mezzo a ventimila persone a ballare sotto il palco,

  • panorami verdissimi che sembravano finti,

  • sentieri infiniti,

  • e la magnificenza della natura nella Gola di Gorropu.

La cosa divertente?
Le ragazze commentavano ogni singola foto come se fossero state lì.
D’altronde, con la raffica di messaggi che mando, è come se avessero avuto il GPS attaccato ai miei scarponi.

Perché nella chat “Le Ragazze”
io tengo da anni un diario semiserio delle mie vacanze:
foto, video e testi narrativi.
Io scrivo.
Scrivo tanto.
Loro lo sanno.


“Ragazze… ma volete vedere anche l’ingrandimento?”

Un SÌIIIIII urlato, entusiasta, quasi sospetto.

Io tiro fuori il poster dalla cartella.
Non era una foto vera.
Era un fotomontaggio.

Noi.
Tutte.
Ragazze e compagni.
In una città che loro conoscevano a memoria.

Sfondo: Hoi An.

Sapevano tutto di quella città perché nei miei racconti di viaggio gliel’avevo descritta come il paradiso.
Ma vedersi già lì, tutte insieme, le ha colpite dritto al cuore.

Bocche aperte.
Silenzio irreale.
Sguardi che dicevano: aspetta… cosa?
Con la classica nuvoletta del punto interrogativo sopra la testa.


Perché Veronica non chiede mai le cose normalmente

Io non amo chiedere le cose in modo diretto.
Forse per timidezza.
Forse perché non è da me.
Forse perché, in certi momenti, preferisco lasciare parlare le immagini.
Forse perché, in quell’istante, non mi sarebbe piaciuto ricevere un no.

Anche se poi, ai no, reagisco sempre pensando che
evidentemente non è il momento giusto.

Così, invece di fare una proposta ufficiale,
ho fatto quello che so fare meglio:
ho lanciato un’idea nell’aria, come se fosse solo una battuta.

Con quel mio tono un po’ beffardo, un po’ innocente, ho detto:
“Comunque… lo sapete che febbraio e marzo sono i mesi migliori per comprare i biglietti aerei, vero?”

Nessun discorso.
Nessuna richiesta.
Solo una frase buttata lì.

Quel viaggio è stato troppo importante per me.
Il più bello della mia vita, finora.
E mi sarebbe piaciuto condividerlo con loro, a modo mio:
zaino in spalla,
niente programmi rigidi,
nessuna prenotazione sicura,
lasciandosi guidare dalle persone incontrate e dagli imprevisti.

Un viaggio fuori dalla loro zona di comfort.
Ma perfettamente dentro la mia.

Perché il mondo che sto conoscendo così — a piedi, con lentezza, con fiducia —
mi sta dando tanto.
E a volte penso che certe cose belle non vadano tenute solo per sé.


E adesso?

La scena si è chiusa con una risata fragorosa,
gli occhi spalancati
e il cuore un po’ in subbuglio.

Nessuna risposta detta ad alta voce.
Solo sguardi, sorrisi trattenuti e quella sensazione strana che arriva
quando una possibilità entra nella stanza e decide di sedersi con te.

Non so ancora come andrà.
Non so chi dirà sì.
Non so chi avrà paura.

So solo che, da quel momento,
nella chat “Le Ragazze”
qualcosa ha iniziato a muoversi.

E se volete sapere come si evolverà questa storia…
continuate a seguirci.
Perché alcune avventure, prima di partire,
hanno bisogno di essere immaginate insieme.

Veronica

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