Il telefono si illumina.
Veronica: «Stasera calicino e Vino Veritas?»
Passano pochi secondi.
Poi compare un’emoji.
🍷 Debora.
Subito dopo.
🍷 Marika.
Nient’altro.
Non serve altro.
Quel calice di vino rosso significa una sola cosa:
“Sì, ci sarò.”
Difficilmente qualcuna di loro dice di no. A meno che non abbia la febbre.
Il posto è sempre lo stesso. Il loro posto.
Di fronte al mare, alla solita ora.
Da quando Veronica ha confidato alle amiche il suo desiderio più intenso, Debora e Marika non perdono occasione per trascorrere più tempo possibile insieme a lei.
Anche loro stanno vivendo un periodo di grandi cambiamenti. Per motivi diversi, tutte e tre hanno davanti un’occasione speciale che la vita ha deciso di mettere sul loro cammino.
Non ne parlano ancora apertamente.
Ci sarà tempo.
Per ora si godono il tramonto.
E il vino.
E il rumore del mare.
Veronica ha appena finito di leggere L’Alchimista di Paulo Coelho.
Anzi, a dire la verità, non è stata lei a scegliere quel libro.
È stato il libro a scegliere lei.
L’ha trovato per caso, poi l’ha ritrovato ancora, e ancora una volta. Finché ha capito che non poteva più ignorarlo.
La storia del pastorello Santiago l’ha turbata.
Lui parte dall’Andalusia alla ricerca di un tesoro nascosto vicino alle Piramidi. Attraversa il deserto, affronta paure, perde tutto, trova l’amore e rischia persino la vita.
E quando finalmente arriva a destinazione, scopre che il tesoro era sempre stato lì.
A casa.
Sotto il suo naso.
È davvero necessario fare tutto quel giro per scoprire che il tesoro era lì da sempre?
Perché non lo vediamo prima?
Perché la vita ci costringe sempre a fare un viaggio lunghissimo per capire cose che, forse, avevamo già sotto gli occhi?
Sarebbe decisamente più comodo scoprirlo prima.
Veronica sorseggia il vino e guarda il mare.
Poi rompe il silenzio.
«Domanda.»
Le altre due la guardano già sospettose.
«Perché quando fai quella faccia, o hai letto un libro strano o stai per cambiare vita per la terza volta quest’anno.»
Scoppiano tutte a ridere.
«Se domani riceveste un’eredità di duecentomila euro… come vi vedreste tra un anno?»
Marika non ci pensa nemmeno.
«Io comprerei una villetta al mare.»
«Con piscina?» chiede Debora.
«Ma certo.»
«E mi inviteresti?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da come ti presenti.»
«Io mi presento sempre con una bottiglia di vino.»
«Allora sei la benvenuta.»
La fotografia del suo futuro è chiarissima.
Lei nel suo giardino, un cocktail in mano e le persone che ama intorno.
Debora invece ci pensa un po’.
«Io ristrutturerei casa. E se avanzasse qualcosa farei un investimento.»
Poi Marika:
«Ecco, io invece credo che a me non avanzerebbe proprio niente!»
Scoppiano a ridere di nuovo.
Anche la fotografia del futuro di Debora è nitida.
Un salotto pieno di amici, uno spritz in mano e la serenità di sapere che il futuro è un po’ più tranquillo.
Poi le due guardano Veronica.
«E tu?»
Lei sorride.
«Io andrei a vivere a Hoi An, in Vietnam.»
Silenzio.
Poi, all’unisono:
«Lo sappiamo.»
Ormai le amiche sono talmente abituate che, se un giorno Veronica dicesse di voler aprire un chiosco di cocco in Vietnam, probabilmente le chiederebbero soltanto:
«Bene. E noi dove dormiamo?»
«Lavorerei poche ore al giorno, pochi giorni alla settimana.»
«Poche quante?» chiede Debora.
«Molto poche.»
«Cioè?»
«Quelle strettamente necessarie a pagare i calici di vino.»
Altra risata generale.
Poi Veronica torna seria.
«Il resto del tempo lo spenderei per leggere, scrivere, andare in bicicletta, ascoltare musica… e stare sdraiata su un’amaca accanto all’uomo che amo.»
Si ferma un attimo.
«Perché degli agi e del lusso non me ne faccio niente.»
«L’unica ricchezza che desidero davvero è il tempo.»
Si ferma ancora un istante, guarda il mare e sorride.
«Sapete una cosa? Credo che sia anche il motivo per cui compro vestiti e borse.»
Le altre due la guardano senza capire.
«Mi manca il tempo. E allora cerco una gratificazione altrove. Compro qualcosa, mi rende felice per un po’… ma poi il problema è sempre lì.»
Si stringe nelle spalle.
«Perché puoi comprare quasi tutto nella vita, tranne il tempo.»
Poi Veronica riprende.
«Però adesso la domanda cambia.»
Le altre due alzano gli occhi.
«Se sapeste che il tempo che vi resta non è infinito… usereste quei soldi nello stesso modo?»
Silenzio.
Poi Debora rompe la tensione.
«Posso almeno tenere la piscina?»
E lì scoppiano tutte a ridere.
Partono le risposte più assurde.
Fughe improbabili.
Spese folli.
Desideri che non hanno alcun senso.
Tra una battuta e l’altra, Debora le punta il dito contro.
«Tu però non hai risposto.»
«Sì che ho risposto.»
«No, tu hai risposto da filosofa. Noi vogliamo la risposta pratica.»
Veronica sorride.
«La risposta pratica è sempre la stessa.»
«Quale?»
Si gira verso il mare.
«Più tempo.»
Mentre torna a casa, le viene in mente una cosa.
Forse è questo il motivo per cui facciamo le fotografie.
Perché sappiamo che il tempo passa.
Che le estati finiscono.
Che i bambini crescono.
Che le persone cambiano.
E allora proviamo a fare l’unica cosa che possiamo fare:
trattenere un pezzetto di felicità.
Una fotografia non ferma il tempo.
Ma ci permette di tornare lì, ogni volta che ne abbiamo bisogno.
E forse è proprio per questo che, quando un momento ci rende felici, il nostro istinto è sempre lo stesso: prendere il telefono e fare una foto.