Stiamo Preparando gli inchiostri ... Attendi..

Un album di fotografie, in fondo, non è soltanto un raccoglitore. È una macchina del tempo.

«Amore, stasera sono a cena fuori con il gruppo del Volo, ti ricordi?»
«Ah, è vero Fede! Me n’ero completamente dimenticata.»

Le dita di Veronica scorrono velocissime sul telefono.
Parte il messaggio nella chat “Le Ragazze”.

“Mie adorate Material Girls, ho la casa libera stasera. Vi va di fare baldoria da me?”
Nemmeno il tempo di appoggiare il telefono.
Marika: «Io porto le pizze! 🍕»
Debora: «Io porto il vino! 🍷»
Rebecca: «Io il dolce! 🍰»

Poi arriva l’ultimo messaggio.
Debora: «Tu, Vero, apparecchia il tavolo, metti la Nutella in frigo e l’amaro in freezer!!!»

Veronica sorride.
Le conosce.

Sa già come andrà la serata.
Alle nove la casa è piena di risate.
Ognuna gira con un trancio di pizza in una mano e un bicchiere di vino nell’altra.
La televisione trasmette il Re-Invention Tour di Madonna su YouTube.

Ogni tanto qualcuna canta.
Ogni tanto qualcuna stecca.
Fortunatamente quasi tutte.

Debora si allontana dal soggiorno con il bicchiere in mano.
Sta curiosando per casa.

Poi si ferma davanti alla libreria.
«Vero…»
«Dimmi.»
«Ma… quanti album fotografici hai?»

Veronica si gira.
Sorride.
Come se aspettasse quella domanda da anni.

Debora inizia a leggerne i dorsi.

Infanzia.
Scuole Elementari.
Comunione.
Cresima.
Londra.
Lione.
Tokyo.
Matrimonio.

Si blocca.
Tira fuori l’album.
Lo guarda.

Poi guarda Veronica.
«Aspetta un attimo…»
«Tu hai un album del matrimonio?»
«Sì.»
«Nooooo!»
«Sì.»
«Nooooo!»

«Tu vestita da sposa?»
«Esatto.»
«Con le scarpe da tennis?»

Scoppiano tutte a ridere.
«No…»
«Le scarpe erano eleganti.»
«L’abito invece sembrava quello della comunione.»

Le risate aumentano.
L’album finisce sul tavolo.
Poi ne arriva un altro.
E un altro ancora.

New York.
San Francisco.
Parigi
Las Vegas.
Barcellona
Boston.
Helsinki
Hong Kong.
Atene
Shanghai.
Vietnam.
Hoi An.

Marika la guarda incredula.
«Ma… in quanti posti sei stata?»
«Ma quanti anni hai? 80?»

«Quasi…» risponde Veronica ridendo.
«Lo sapete che sono una viaggiatrice seriale.»

«Quello lo avevamo intuito…»
«Ma ti sei mai chiesta perché viaggi così tanto?»

Veronica rimane qualche secondo in silenzio.
Osserva una fotografia.
Sorride.
Poi chiude lentamente l’album.
«Sì.»
«Me lo sono chiesta tante volte.»

Le altre aspettano.
«Perché ogni viaggio mi cambia.»
«E io sono curiosa di conoscere tutte le versioni di me che ancora non conosco.»

«Ogni posto mi lascia qualcosa.»
«Ogni persona che incontro mi insegna un modo diverso di vedere il mondo.»
«Ogni volta torno diversa da come ero partita.»

Si ferma un momento.
«E forse viaggio proprio per questo.»

«Perché non ho ancora trovato il posto dove sento di aver finito di diventare la persona che voglio essere.»

Debora accarezza la copertina dell’album che ha tra le mani.
Poi guarda Veronica.
«Sai qual è la cosa strana?»
«Quale?»
«Io pensavo di guardare delle fotografie.»
Sorride.
«Invece sto leggendo un libro.»

Veronica ricambia il sorriso.
«Infatti.»
«Gli album non conservano fotografie.»
«Conservano i capitoli della nostra vita.»

Passa una mano sulla copertina del primo album.
«Quello che ero.»
Ne prende un altro.
«Quello che sono diventata.»

Poi indica quelli ancora vuoti che aspettano il loro turno sulla mensola.
«E, spero, anche quelli che devo ancora scrivere.»

Ognuna guarda quegli album pensando ai propri.
A quelli che esistono.
E a quelli che, forse, non ha mai avuto il tempo di creare.

Veronica rompe il silenzio.
«Allora…»
Prende il calice.
Ne beve un sorso.
Sorride.
«Da dove volete iniziare?»

Debora apre il primo album.
«Direi da quando sei scappata di casa?»

Veronica sorride.
«Scappata è una parola grossa… diciamo che ho semplicemente mollato l’università e sono partita per Londra con il mio ragazzo di allora. Stavamo insieme da pochi mesi.»
«Praticamente una follia.»
«Probabile.»

Ridono tutte.

Marika la guarda.
«Sai una cosa?»
«Cosa?»
«Non ci conosciamo da tantissimo tempo… eppure ogni volta che stiamo con te scopriamo qualcosa che non sapevamo.»

Veronica sorride.
«Vale anche per me.»
«Davvero?»
«Certo.»
«Sto scoprendo piano piano anche le vostre storie.»

Si guarda intorno.
«In fondo ci siamo conosciute per le persone che siamo diventate.»
«Ma siamo diventate così solo perché abbiamo vissuto tutto quello che c’è stato prima.»

Appoggia una mano sull’album.
«I capitoli della nostra vita ci hanno portato fin qui.»

Poi aggiunge, quasi parlando più a se stessa che alle altre.
«E i capitoli della mia vita sono tutti qui dentro.»

Accarezza la copertina.
«Quelli belli.»
Sorride.
«E anche quelli che, in quel momento, mi sembravano terribili.»
Si ferma un istante.
«Che alla fine… col senno di poi… sono stati proprio quelli a insegnarmi di più.»
«Senza quei capitoli probabilmente non avrei mai trovato la serenità che sento oggi.»
Abbassa lo sguardo.
«Anche se so benissimo che nella mia vita c’è ancora qualcosa di incompiuto.»
Sorride di nuovo.
«Ma ho tutta l’intenzione di scoprirlo.»

Poi prende in mano l’album dell’infanzia.
«Dicevamo…Da dove vogliamo partire?»

Guarda le amiche.
«Però c’è una regola.»

Le tre la guardano.
«Quando avremo finito con i miei album… toccherà anche a voi.»
«Ognuna dovrà raccontare la storia che l’ha portata fino a qui.»

Mentre le ragazze iniziano a sfogliare il primo album, Veronica pensa che forse è proprio questo il motivo per cui stampiamo le fotografie.

Non per conservarle.
Ma per dare un posto ai capitoli della nostra vita.
Perché le foto sul telefono si dimenticano.
Quelle stampate finiscono tra le mani.

E un album, in fondo, non è soltanto un raccoglitore.
È una macchina del tempo.

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