Ci sono persone che preparano una valigia settimane prima. Altre la chiudono un’ora prima di partire. Ma, in fondo, tutti speriamo di tornare a casa con qualcosa che non entra nello zaino.
Alle sei del mattino il mondo è diverso.
Le strade sono quasi vuote.
L’aria è ancora fresca.
La città sembra prendersi qualche minuto prima di ricominciare a correre.
Noi tre, invece, abbiamo già fatto il primo chilometro.
Ogni lunedì, mercoledì e venerdì mattina ci ritroviamo per la nostra camminata.
Un’ora.
Passo veloce.
Argomenti ancora più veloci.
Parliamo del lavoro.
Di una notizia sentita alla radio.
Di un libro.
Di una ricetta.
Di quella serie che una di noi continua a consigliare alle altre.
Poi, come sempre, arriva il momento più importante della camminata.
Il caffè.
È lì che succedono le conversazioni migliori.
Quelle che iniziano parlando del meteo e finiscono chissà dove.
Negli ultimi giorni, però, c’è un argomento che torna sempre.
Le vacanze.
«Allora… dove vai quest’anno?»
Marika ride.
Lei ha una sola richiesta.
«Datemi il mare.»
Non importa se è la Sardegna, la Grecia o una piccola baia sperduta.
L’importante è sentire il rumore delle onde.
Debora, invece, quando pensa a un viaggio immagina una città.
Una piazza.
Una strada antica.
Un palazzo che racconta secoli di storia.
Io sono quella che aspetta l’ultimo momento.
Cerco il biglietto più conveniente.
Unica regola.
Deve essere un posto in cui non sono mai stata.
Per il resto…
mi lascio guidare.
Le nostre vacanze sembrano completamente diverse.
E invece hanno tutte la stessa destinazione.
Perché, al di là del mare, di una città d’arte o di un volo prenotato all’ultimo minuto, c’è una cosa che ci accomuna.
Ci piace vivere il posto.
Non soltanto visitarlo.
Ci piace osservare come inizia la giornata.
Scoprire dove fanno colazione gli abitanti del quartiere.
Capire perché una piazza si riempie proprio a quell’ora.
Entrare in un piccolo negozio dove nessuno parla italiano.
Mangiare dove mangiano loro.
Sederci sulla stessa panchina.
Aspettare il tram insieme agli studenti.
Ascoltare una lingua che non capiamo e immaginare cosa si stiano raccontando.
Per qualche giorno ci piace smettere di fare le turiste.
E provare, con tutto il rispetto possibile, a diventare parte di quel posto.
Perché i monumenti raccontano la storia di una città.
Le persone raccontano la sua anima.
A quel punto Marika mi guarda e sorride.
«Quest’anno ci porterai ancora con te?»
Sorrido.
«Certo.»
L’anno scorso è successo davvero.
Ogni sera, prima di andare a dormire, scrivevo qualche riga sul nostro gruppo WhatsApp.
Non era una guida turistica.
Non raccontavo i monumenti.
Raccontavo il tassista che voleva insegnarmi il vietnamita.
La signora del mercato che rideva perché pronunciavo malissimo il nome di un piatto.
Come si attraversa la strada.
Gli imprevisti.
Le cose buffe.
Quelle che nessuna guida racconta.
Ogni mattina trovavo già i loro messaggi.
“Allora?”
“Nuova puntata?”
Era diventato un appuntamento fisso.
Io scrivevo.
Loro viaggiavano con me.
Quest’anno, però, c’è una novità.
Abbiamo deciso di lanciare una sfida.
La Challenge della foto più brutta della vacanza.
Non quella sfocata.
Quella volutamente terribile.
La faccia peggiore.
Il momento più imbarazzante.
Lo scatto che nessuno pubblicherebbe mai.
Per il momento, devo ammetterlo…
Marika è nettamente in vantaggio.
Ma le vacanze devono ancora iniziare.
E io ho tutta l’intenzione di recuperare.
Forse è proprio questo il bello delle fotografie.
Non servono soltanto a ricordare i panorami perfetti.
Servono a ricordare chi eravamo.
Le risate.
Le figuracce.
Le giornate senza programmi.
Gli amici con cui hai condiviso un viaggio.
O anche solo un caffè alle sei del mattino.
È lì che mi accorgo di una cosa.
Per questo, quando viaggio, mi ritrovo sempre a fotografare più le persone che i monumenti.
Perché un edificio resterà uguale anche tra cent’anni.
Un sorriso, invece, no.
Una risata, no.
Un abbraccio, no.
Sono loro i ricordi che, un giorno, vorremo ritrovare.
Forse è proprio questo il loro superpotere.
Farci tornare, anche solo per un istante, nel posto in cui siamo stati felici.
Continuerò a portarvi con me.
Attraverso un diario.
Attraverso una fotografia.
O semplicemente attraverso una storia.
Perché i viaggi finiscono.
I ricordi, invece, trovano sempre un modo per tornare.