Devo confessarvelo: durante il viaggio in Vietnam ogni sera, prima di addormentarmi, scrivevo nella chat LE RAGAZZE.
Il viaggio ormai non era più solo un viaggio: stava diventando un’esperienza di vita che portavo dentro sempre di più.
Come avrei potuto non rendere partecipi proprio loro, che mi fanno compagnia tutti i giorni, da tre anni a questa parte?
E poi io scrivo sempre “Il mio Diario di Bordo”. Questa volta l’ho fatto su WhatsApp.
Ecco quindi che arriva il giorno 8.
Non sarà facile raccontarvi questi giorni a Hoi An.
Sono stati un turbinio di emozioni che, ancora adesso, non riesco a contenere del tutto. È come avere la testa piena di immagini, suoni, profumi, e il cuore che viaggia da solo, con una leggerezza interiore che – se dovessi pesarla – non arriverebbe a un grammo.
Dovevamo fermarci due giorni soltanto, ma indovinate? Siamo rimasti quattro.
Siamo arrivati alle otto di sera con un volo interno da Hanoi, durata un’ora.
Si trovava proprio alle porte dell’Old Quarter, quindi ci siamo buttati immediatamente dentro quell’universo parallelo di lanterne, vicoli stretti e ristorantini che ti chiamano a ogni passo.
Cammina cammina, ci ritroviamo lungo il fiume.
Un fiume vestito di barchette illuminate, persone che passeggiano serene sotto un cielo “lanternato” che, credetemi, esiste solo qui.
È stato come entrare in una cartolina viva.
Un’atmosfera romantica da batticuore, il genere di serata in cui ti viene spontaneo ringraziare ogni secondo di essere lì con l’uomo che ami. Mano nella mano, occhi negli occhi, selfie obbligatori (che ovviamente non vi mando, ché sono timida ).
Ed io sono fortunata, perché Federico è sempre con me.
Cena romantica, squisita, poi di nuovo a passeggiare lungo il fiume. E mentre io camminavo con gli occhi a cuore per lui, improvvisamente… boom!
Attraversiamo il ponte e l’atmosfera cambia di colpo: locali notturni, musica rock, happy hour senza fine. E io, che fino a due minuti prima sospiravo come in un film d’autore francese, mi sono ritrovata a saltare con sconosciuti molto brilli sulle note di It’s my life di Bon Jovi.
(Conservo il video, ma vi avviso: lo riguardo con un misto di imbarazzo e liberazione).
Ecco, Hoi An è questo: un luogo dove puoi sentirti dentro una fiaba e, un minuto dopo, dentro un concerto rock improvvisato. Libertà pura. La libertà di fare ciò che senti, senza filtri, senza paura di essere giudicata.
Ma non è solo questo.
Hoi An è bici, è mare, è ristorantini sulla spiaggia con pesce freschissimo. È la dolcezza di scoprire ogni giorno una faccia diversa della stessa città.
E poi, è la mia lanterna.
Dopo aver letto Succede sempre qualcosa di meraviglioso di Gianluca Gotto, anche io ho voluto mandare un preciso messaggio a me stessa usando il simbolo della lanterna.
Era così che si doveva chiudere il mio ultimo percorso interiore.
Per me era il momento più atteso.
Sapete quanto contasse: mettere dentro quella piccola luce tutti i pesi che non mi appartenevano più.
Nella lanterna ho lasciato quella Veronica che a volte si nasconde dietro gli occhiali da sole. Quella che tiene per sé le preoccupazioni, fingendo di non averle nemmeno. Quella che rinuncia a prendere certi treni perché ha paura di salirci.
E, soprattutto, quella Veronica che continua a soffrire per errori commessi nel passato, che le avevano lasciato dei rimpianti come a dire: “avrei potuto fare qualcosa di diverso… se solo lo avessi fatto!”. Ma si sa, quello che succede nella vita ha sempre un senso… anche se non lo capiamo subito.
Ho realizzato che non potevo continuare a vivere combattendo contro il mio stesso passato.
Ho scelto di accettarlo, di guardarlo in faccia e dirgli: “Va bene così. Era quello che doveva accadere, perché mi ha portato fin qui”.
E solo in quel momento ho potuto perdonarmi davvero. Perdonarmi di non essere stata perfetta, di aver sbagliato, di non aver colto certe occasioni. Perché, alla fine, ognuno di noi fa sempre il meglio che può con quello che ha dentro in quel preciso momento.
Ho seguito la mia lanterna che galleggiava lenta tra le altre, finché non è scomparsa dalla mia vista.
In quel momento ho capito che non apparteneva più a me.
Il passato era andato.
E insieme a lui, il peso dei miei rimpianti.
Accettando e perdonandomi, ho sentito nascere dentro di me un nuovo spazio, leggero e libero.
Non vi nascondo che mi sono commossa.
Ma era una commozione nuova, leggera. Non dolore, non rimpianto: pace.
E in quel momento mi sono detta che forse è proprio questo il senso del viaggio: lasciar andare il vecchio per fare spazio al nuovo.
Piantare semi diversi, con la certezza che, un giorno, raccoglierò frutti nuovi.
Per questo la mia lanterna non la sento solo mia: è anche un po’ la vostra.
Grazie di esserci sempre, di camminare accanto a me in questo viaggio che non ha bisogno di aerei per essere straordinario.