Ci sono serate che nascono senza nessun motivo preciso.
Tipo ieri.
Il gruppo WhatsApp si chiama ancora “Le Ragazze”, anche se in realtà non abbiamo più 20 anni. E nessuna ha mai avuto il coraggio di cambiarlo.
Alle 18:43 scrive Marika:
“Ragazze, ma stasera?”
Che tradotto dal linguaggio ufficiale del gruppo significa:
uscire, mangiare qualcosa, parlare troppo e tornare a casa con la sensazione che la vita sia un po’ più leggera.
Alle 18:45 Debora risponde con l’emoji del bicchiere di vino.
Alle 18:47 io mando il pollice in su.
Alle 18:49 Rebecca scrive:
“Arrivo dopo. Ho una giornata di quelle.”
Perfetto.
Programma definito.
Quando arriviamo al tavolo, Marika ha già ordinato un tagliere che sembra pensato per una squadra di rugby.
Io mi siedo e dico:
“Ragazze… ma lo sapete che tra due giorni è l’8 marzo?”
Debora alza lo sguardo.
“Ah sì… la mimosa.”
Rebecca arriva proprio in quel momento.
Appoggia la borsa sulla sedia e dice:
“Non ditemi che dobbiamo fare il discorso sulla Festa della Donna.”
Io:
“Non il discorso. La domanda.”
“Secondo voi… qual è il senso vero della Festa della Donna?”
Marika prende un grissino.
“Non è la mimosa.”
Debora:
“Non sono neanche le cene solo donne con gli spogliarellisti.”
Io aggiungo:
“E non è neanche la storia dell’incendio della fabbrica raccontata male ogni anno.”
Ma la verità è che la Festa della Donna nasce ancora prima, dalle battaglie per i diritti civili e politici.
Donne che volevano lavorare in sicurezza.
Donne che volevano essere ascoltate.
Donne che volevano votare.
Quelle che la storia ricorda come le suffragette della Women’s Social and Political Union.
Donne che avevano capito una cosa semplice.
Non erano donne isolate.
Erano donne insieme.
Rebecca lo dice quasi sottovoce.
“Secondo me la Festa della Donna è questa.”
E indica il tavolo.
Debora annuisce.
“Quando hai una giornata storta e sai che puoi scrivere ‘ragazze, ma stasera?’.”
Marika aggiunge:
“Quando devi prendere una decisione difficile e sai che qualcuno ti dirà la verità. Anche se non è quella che vuoi sentire.”
Io ci penso un attimo.
Poi dico:
“Quando una cade… e le altre tre fanno da rete.”
La verità è che insieme si ottiene tutto.
Le suffragette lo avevano capito più di cento anni fa.
Perché quando le persone si tengono per mano — donne, uomini, amici, compagni di strada — le cose cambiano davvero.
La forza non nasce dall’essere soli.
Nasce dal sapere che qualcuno cammina accanto a te.
A un certo punto Debora prende il telefono.
“Ragazze, una foto.”
Marika protesta.
Rebecca dice che ha la faccia stanca.
Io scatto lo stesso.
Perché lo so già.
Tra qualche anno guarderemo quella foto e diremo:
“Te la ricordi quella sera?”
La Festa della Donna non serve a ricordarci quanto siamo forti da sole.
Ci ricorda quanto diventiamo forti quando ci teniamo per mano.
E forse è proprio questo il senso dell’8 marzo.
Non la mimosa.
Ma le persone che siedono al tavolo con te.
Quelle che restano.
Veronica