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Ci sono ricordi che non invecchiano mai. Come il ricordo dei nostri nonni

Lunedì sera, come sempre, eravamo a cena insieme.
Il nostro appuntamento settimanale al femminile è diventato ormai immancabile, così come la frase con cui apriamo ogni chiacchierata:
“Allora, news?”

Debora era appena tornata da Budapest e aveva tutta la valigia piena di racconti e il telefono pieno di scatti imbarazzanti.
Marika, come al solito, una valanga di aggiornamenti che poi non sono mai vere “novità”, visto che ci tiene già informate ogni giorno nella chat Le Ragazze di tutto quello che le capita… solo che lei non si ricorda mai cosa ci ha detto e cosa no ‍♀️.
Così finiamo tra racconti doppi e tripli, con il nostro solito “Ce lo hai già detto!!!” e la sua risposta: “E quando?”.

Io, invece, ero alle prese con l’ansia per il mio intervento di marketing alla convention di Roma di fine ottobre. Le altre hanno subito provato a tranquillizzarmi e a infondermi fiducia come solo loro sanno fare: “Sei bravissima, vedrai che andrà tutto bene!”.
E tra una parola di incoraggiamento e una patatina fritta, ho pure buttato lì i miei ultimi dubbi sulla mia mobilità futura, visto che la mia auto mi sta lasciando a piedi: prendo o non prendo la macchina elettrica?

Come sempre, la serata è scivolata via tra risate e anche – stranamente – discorsi seri.
Si è finito a parlare delle nipotine di Marika e Debora e delle differenze tra noi adolescenti negli anni ’80 e loro nel 2025. Non con giudizio, ma con curiosità: noi che siamo cresciute con la TV in bianco e nero, abbiamo visto nascere internet e la globalizzazione, e ora ci confrontiamo con l’intelligenza artificiale… e loro che invece hanno tutto questo già a disposizione.
Nessuna di noi si sente “antica”, né incapace di capire le nuove generazioni. Forse un po’ spaesate dal rapporto con i telefonini, quello sì.

“Oddio, sembriamo mia nonna” ho detto ridendo, “quando brontolava perché indossavo i jeans strappati e la collana col crocifisso per assomigliare a Madonna!”.
Le generazioni non si possono paragonare: ognuna ha i propri idoli, il proprio tempo, le proprie mode e il proprio livello tecnologico. Fa tutta la differenza del mondo!

Ed è proprio in quel momento che il nostro pensiero è corso ai nostri nonni.
Un silenzio ci ha attraversate tutte. Nessuna di noi purtroppo li ha più.
Ma i ricordi sì, quelli restano. Vivi e potenti.

Debora conserva una foto in bianco e nero del nonno seduto in cucina con il cappello in testa, mentre taglia il pane ancora caldo. “Ogni volta che sento il profumo del pane appena sfornato, torno lì. E mi sembra di sentire il suo sorriso.”

Marika ha una foto buffissima con la nonna che le insegnava a cucire: lei seria, concentrata sull’ago, e Marika che invece rideva perché aveva creato un cartamodello per un extraterrestre. “Era una maestra severa, mi faceva sempre i selmoni…”
“Marika – dice Debora ridendo – ti faceva i salmoni dopo aver fatto la cernia dei tessuti? Parli come Nino Frassica!”.
Le risate sono venute fragorose… non ci abituiamo mai alle sue gaffe. Meno male che lei ride insieme a noi: non è permalosa, e anzi per lei l’importante è farci divertire, anche senza volerlo.

Io sento ancora il profumo del panino con la mortadella che la nonna ci preparava per merenda, quando noi cuginetti trascorrevamo i pomeriggi da lei a giocare a pallavolo in giardino.
Aveva solo 60 anni quando io ne avevo 8, ma dimostrava un’età maggiore, forse per il fazzoletto sempre in testa o per tutta la fatica che aveva dovuto affrontare senza le comodità che abbiamo oggi.
Eppure, quando ci prendeva in braccio trasmetteva una sicurezza incredibile: la serenità di chi le ha passate tutte e non si lascia più scalfire da nulla.

“La mia speranza è proprio quella di raggiungere questa consapevolezza, e ci sto lavorando.
Perché alla fine la vita non ti chiede di non cadere: ti chiede di rialzarti ogni volta.
E forse è questo che i nonni ci hanno insegnato senza nemmeno dircelo: che la forza non sta nel sembrare invincibili, ma nel sorridere anche quando hai le mani segnate dalla fatica.
Io voglio arrivare lì: a quella serenità che ti fa guardare indietro senza rimpianti e avanti senza paura.”

Abbiamo sorriso e ci siamo commosse, rivedendo i nostri nonni attraverso quei ricordi.
E ci siamo dette che, anche se non ci sono più, continueremo a tenerli vivi in ogni gesto, in ogni risata, in ogni foto che abbiamo stampato e conservato.

Perché alla fine, è vero:
ci sono ricordi che non invecchiano mai. Come il ricordo dei nostri nonni.

E se oggi mia nonna fosse stata ancora viva, le avrei regalato proprio quella foto di noi bambini in giardino, con il panino alla mortadella stretto tra le mani.
Per dirle grazie.
Grazie di quello che faceva per noi, ogni giorno, disinteressatamente.

Auguri a tutti i nonni

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