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Un segnalibro tira l’altro

Se c’è una cosa che ci distingue – oltre al fatto che non siamo mai d’accordo su niente – è il rapporto che ognuna di noi ha con i libri.
L’altro pomeriggio, tra un caffè e una fetta di torta al limone (per la cronaca, bruciacchiata da Debora), è saltato fuori l’argomento lettura.

Io, lo ammetto: sono una divoratrice seriale. Se non leggo, mi manca l’aria. Non faccio in tempo a finire un libro che ne ho già due sul comodino. Thriller, avventura, storie di vita, attualità, spiritualità, romanzi storici, saggi, manuali di business… insomma, mi piace perdermi in mondi che non conosco.
Per me leggere è come viaggiare. Aprire la mente e conoscere qualcosa di nuovo.
L’ultimo libro? “Verrà l’alba, starai bene” di Gianluca Gotto. Quando ho visto che la protagonista si chiamava Veronica ho pensato: “Ok, è destino”.

Rebecca legge, ma a modo suo. Non lo fa sempre, però quando trova la storia giusta non la fermi più. Ama i romanzi romantici e le storie delicate, quelle che ti fanno evadere dalla realtà e ti lasciano un senso di leggerezza. L’altro giorno ha finito “Il coperchio del mare” di Banana Yoshimoto. «Vedi, a me leggere serve a rilassarmi. Mi basta aprire un libro e in un attimo sono dentro un’altra vita», ha detto con quell’aria sognante che la contraddistingue.

Debora invece ha la sua regola: «Io leggo solo storie di donne. Mi piace riconoscermi, capire le loro vite, i loro sogni. E spesso sono più forti di quanto pensino».
Il suo ultimo titolo è “Io sono Malala” di Malala Yousafzai. «Mi ci sono persa dentro – ha detto – perché ogni volta che leggo storie così, mi sembra di ascoltare una voce che mi prende per mano».

E poi c’è Marika. La nostra pecora nera della lettura. «Io? Leggere? Ma siete matte! Io mi guardo un film: due ore e so già come va a finire. Non ho la pazienza di voi che leggete mille pagine», ha sbuffato. Però rideva. Perché in fondo, ci lascia sempre quel ruolo: a noi i libri, a lei i popcorn.

E proprio parlando di libri siamo finite a parlare di segnalibri. Nessuna di noi piega le pagine (orrore!). Abbiamo sempre improvvisato: biglietti del bus, scontrini, foglietti trovati per caso.
Ma quando Marika ha visto i segnalibri con le foto, si è illuminata: «Ok, questo lo userei anche io!».

❓E da lì è partita la discussione: quale foto ci mettereste?
Rebecca, come sempre, ha lanciato la bomba: «Io metterei la vostra foto più brutta. Forza, tirate fuori i mostri!».
Silenzio. Poi tutte a ridere.

Io ho tirato fuori la mia vecchia patente, quella rosa tipo brochure. Foto fatta di corsa in una macchinetta, appena buttata giù dal letto: un mostro.
Debora ha mostrato la foto scattata dagli amici quando, di notte, è inciampata in una montagna di alghe ed è rimasta lì, mezza sepolta.
Rebecca ha ricordato quella volta che in gita le si è rotto l’ombrello e, con il vento, tutte le asticelle si sono incastrate nei capelli. Invece di aiutarla, Marika ha pensato bene di fotografarla. Il titolo? “Una pettinatura memorabile”.
E Marika? Beh, lei ha alzato la posta: «Io sceglierei quella volta che mi sono spalmata la crema abbronzante solo su un lato. Risultato: da una parte mozzarella, dall’altra aragosta. La foto è impietosa».

Ci siamo dette che forse un segnalibro fotografico non è solo un modo per ricordarti a che pagina sei arrivata del libro… ma anche a che pagina sei arrivata nella vita.

E voi? Se doveste scegliere la vostra foto “da segnalibro”… quale sarebbe?

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Alla prossima storia!

 

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