Una tela non è solo arredamento: è il ricordo che sceglie di restare
Poi è arrivato il viaggio in Vietnam con Federico.
Quella promessa fatta a se stessa dopo aver letto “Succede sempre qualcosa di meraviglioso” di Gianluca Gotto.
Quella che non era una vacanza, ma un’esperienza di vita.
E lì, tra le risaie infinite di Sapa, lo scatto che ha cambiato tutto.
Ho scritto spesso alle ragazze, compilando un diario di bordo fatto di racconti e foto che loro non vedevano l’ora di leggere.
Il giorno che non facevo in tempo a scriverlo, arrivava subito la notifica su whatsapp: Oggi niente?!?
Il giorno che non facevo in tempo a scriverlo, arrivava subito la notifica su whatsapp: Oggi niente?!?
Le ho volute portare con me in viaggio, una parte cosi importante della mia vita non poteva non essere raccontata proprio a loro con cui ormai condivido tutto.
Sono appena tornata dal viaggio.
Non la chiamerò vacanza, perché il Vietnam non è stata una vacanza: è stata un’esperienza di vita.
Ho subito capito che sarebbe stato qualcosa di speciale.
Un paese che ti accoglie con il sorriso, con i clacson che diventano colonna sonora e con un popolo gentile che sembra vivere leggero, in ciabatte e in scooter, sempre operoso e felice.
Ci siamo buttati dentro senza programmi, lasciandoci guidare dagli incontri e dalle coincidenze.
Ci siamo presi cura di lui ascoltando e condividendo, e lui si è preso cura di noi con sorrisi, mani tese e piccoli gesti indimenticabili.
E ci ha anche regalato delle splendide giornate nonostante la stagione dei monsoni. E persino l’uragano ha aspettato che noi ce ne andassimo prima di abbattersi sul paese…
Mi porto a casa i luoghi, le persone, ma soprattutto la lezione più grande:
La gentilezza come pratica di vita.
La gentilezza funziona davvero. Non chiede nulla, non pretende nulla, ma fa nascere altra gentilezza.
E vi garantisco che il mondo, praticando la gentilezza, è un posto migliore.
L’ho toccato con mano: dai bambini dei villaggi che ti aiutano a non cadere nelle rocce in mezzo alla giungla, ai camerieri che ti spiegano con amore come preparare un piatto, fino ai motorini che ti sfiorano nel traffico infernale suonando solo per dirti “ci sono, non avere paura”.
Me lo ha fatto notare Marika: ho un’espressione diversa, più leggera, più felice.
È il segno che questa esperienza non l’ho solo vissuta: l’ho lasciata entrare dentro di me.
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